Pubblicato da Valentina il gennaio 15, 2018

Quando si dice…”ci ho lasciato il cuore”

Ho visto un posto

che mi piace

e si chiama mondo!

testo di C.Cremonini

 

Chi di voi non ha lasciato un pò del suo cuore in qualche luogo visitato?

 

Tante volte oltre alla bellezza del posto quel che ci permette di lasciarci un pò di noi, un pò del nostro cuore, sono magari la semplicità del luogo, i silenzi, la bellezza uniti però alle nostre emozioni. Vi è mai capitato?

Perché come la bellezza che ci colpisce è soggettiva così lo sono le nostre emozioni. Partendo dal presupposto che in generale, ma soprattutto in viaggio, ognuno di noi spostandosi porta con sé il proprio bagaglio fatto di conoscenze, idee, aspettative ed esperienze. E talvolta questo bagaglio è più pieno, e pesante, di quello a mano.

E’ tutto questo che emerge in certi luoghi e ci fa sentire sopraffatti: una sensazione di spaesamento che ci fa sentire felici come da bambini.

A me è successo nel tempio di Fushimi Inari in Giappone, sulla cima della piramide di Cobà in Messico, in un tempio induista a Bali e giocando con bambini in una spiaggia dei Caraibi.

Tutti questi posti mi hanno fatta sentire piccola davanti alla loro bellezza, ma allo stesso tempo grande, quanto la mia felicità: felice per visitare un posto, per avercela fatta, per riuscirmi a stupire e ad apprezzare gli aspetti semplici di quel che è intorno a me.

Lì per lì era pura felicità, ma al rientro a casa sono stati quei posti che mi hanno fatto nascere un sorriso: mentre lavoro, mentre faccio la spesa, mentre riordino casa, mi sono ritrovata a sorridere e in mente avevo uno di questi luoghi. E’ così che in un attimo mi sono detta “lì ci ho lasciato il cuore!“. Come una parte del mio cuore, del mio essere, è rimasta in questi angoli di mondo, una parte di loro sono in realtà rimasti con me, li ho fatti miei. E’ questo che per me significa viaggiare, conoscere, e poter dire che un pò lì e un pò la ho lasciato una parte di me, ci ho lasciato il cuore…

 

“Viaggiamo, inizialmente, per perderci. E viaggiamo, poi, per ritrovarci. Viaggiamo per aprirci il cuore e gli occhi, e per imparare più cose sul mondo di quante possano accoglierne i nostri giornali. E viaggiamo per portare quel poco di cui siamo capaci, nella nostra ignoranza e sapienza, in varie parti del globo, le cui ricchezze sono variamente disperse. E viaggiamo, in sostanza, per tornare ad essere giovani e sciocchi – per rallentare il tempo ed esserne catturati, per innamorarci ancora una volta. Ma la grande promessa è che, viaggiando, possiamo nascere un’altra volta e in certi momenti ritrovare in noi stessi una persona più giovane e aperta.

Viaggiare è un modo per invertire il tempo, in parte, e per far durare un giorno un anno; o almeno quarantacinque ore; viaggiare è un modo facile di arrenderci, come nell’infanzia, a quello che non possiamo capire. Viaggiare ci fa muovere contemporaneamente in due direzioni: ci mostra le meraviglie, i valori e i problemi che normalmente potremmo ignorare, ma al tempo stesso e più profondamente ci mostra tutte le parti di noi stessi che altrimenti potrebbero arrugginirsi”.

Pico Iyer

 

Avete vissuto anche voi questa sensazione? Vi è capitato? Raccontatemelo!

 

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Commenti

  1. Caterina
    gennaio 26, 2018 - 3:54 pm

    molto bello 😍

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